Archive for Σεπτεμβρίου 2007

Poesie di Saffò

SAFFO’

Vita e opere
Saffo, prima figura di donna nella letteratura europea, nacque da una famiglia aristocratica a Ereso, nell’isola di Lesbo e visse fra il VII e il VI secolo a.C. Trascorse la maggior parte della sua esistenza
a Mitilene, la più importante città di Lesbo, educando le giovani
degli ambienti nobili.
Saffo fa raramente menzione delle lotte politiche da cui Lesbo era travagliata;
tuttavia dovette trascorrere un periodo d’esilio in Sicilia.
Da alcuni suoi frammenti siamo venuti a sapere di una storia d’amore
che coinvolse uno dei suoi tre fratelli, Carasso, che si era recato in Egitto per commercio
e si era invaghito  di una cortigiana, Dorica.

Ebbe un marito, il cui nome è forse Cercila di Andro, e una figlia di nome Cleide.
Secondo alcune leggende, Saffo, piccola e bruna, si innamorò del giovane Faone,
che non ricambiava il suo amore e per questo motivo si suicidò
gettandosi dalla rupe di Leucade. Questa leggenda è da imputarsi
ai poeti della commedia che avevano preso spunto da alcuni canti
in cui Saffo menzionava Faone: costui era solamente un personaggio mitologico.

L’ambiente in cui si svolse la vita di Saffo è il tiaso ossia la comunità fondata
  sulla religione d’Afrodite dove si sviluppava la formazione culturale e sociale
di fanciulle aristocratiche e in cui l’educazione dei sentimenti.
Per quanto riguarda la produzione letteraria, l’opera di Saffo è composta
nel dialetto eolico della sua patria.

Venne curata da grammatici alessandrini e suddivisa in nove libri,
a seconda  dei diversi metri usati. Attualmente abbiamo a disposizione un’intera ode,
parti di altre odi, giunteci anche tramite citazioni indirette, e un considerevole numero
di frammenti più brevi.

Nell’intera opera è possibile individuare due gruppi, differenti per tematiche e stile:
il gruppo numericamente più ridotto è composto soprattutto da epitalami, canti corali
eseguiti in occasione delle nozze di una delle fanciulle del tiaso; al contrario nelle poesie
del secondo gruppo, quello più importante e numeroso, Saffo parla in prima persona,
rivolgendosi a dei e uomini per esprimere in forma autobiografica le proprie emozioni e riflessioni, riguardanti soprattutto l’esperienza erotica.

Gli astri d’intorno alla leggiadra luna
Nascondono l’immagine lucente,
quando piena più risplende,
bianca
sopra la terra.
( fr.4 )

Ho una bella fanciulla
Simile nell’apetto ai fiori d’oro,
la mia Cleide diletta.
Io non la darei né per tutta la Lidia
Né per l’amata…
( fr.152 )

Come sui monti un fiore di giacinto:
lo pestano coi piedi i pastori,
e a terra
il fiore purpureo giace.
( fr. 117)

….secondo Saffo “il bello è ciò che si ama”:
la poetessa nega quindi l’esistenza di una scala di valori stabilita in modo assoluto,
 rivalutando l’importanza della scelta del singolo individuo e affermando
la superiorità dei sentimenti.
In questa luce viene giustificato
il comportamento di Elena, che abbandonò la sua casa
per seguire l’uomo che amava, perché l’amore, anche se tormentato,
è sempre espressione della gioia di vivere.
Nell’ambiente del tiaso le fanciulle andavano via all’inizio della vita matrimoniale:
ciò era fonte di grande dolore, nostalgia , rimpianto, che potevano essere attenuati
solo tramite il ricordo delle gioie trascorse. Per questo è di importanza fondamentale
la memoria degli affetti, che lega il passato al presente e permette di sopraffare
il desiderio di morire che nasce dal dolore.

Lontano, in Sardi, ella è,
ma qui abita il suo cuore.
Quando eravamo insieme,
 tu eri come dea per lei,
e il tuo cantare
era la sua gioia più grande.

Ora, tra le donne di Lidia,
 brilla di bellezza, come,
 caduto il sole.
splende la luna dalle dita di rosa,
tutte le stelle vincendo ;
 e la sua luce posa
 sul salso mare
 e sopra le campagne fiorite,
e la fresca rugiada discende,
 e si aprono le rose
e i teneri timi
e il meliloto in fiore.
                                                                                                
E sempre, lontana, la cara
Attide rammentando,
di desideri si strugge
e tristezza le pesa sul ciore.
E alto grida che andiamo colà,
e il suo grido, attraverso il mare,
ce lo ridice
la notte dalle molte orecchie.
(fr. 98)

Passione d’amore

Quei parmi in cielo fra gli Dei, se accanto
ti siede, e vede il tuo bel riso, e sente
i dolci detti e l’amoroso canto!
A me repente,
con più tumulto il core urta nel petto:
more la voce, mentre ch’io ti miro,
su la mia lingua nellefauci stretto
geme il sorriso.
Serpe la fiamma entro il mio sangue, ed ardo:
un indistinto tintinnio m’ingombra
gli orecchi, e sogno: mi s’innalza al gaurdo
torbida l’ombra.
E tutta molle d’un sudor di gelo,
e smorta in viso come erba che langue,
tremo e fremo di brividi, ed anelo
tacito, esangue.

Poesia di Saffo 

tradotta da S.Quasimodo

A me pare uguale agli dei
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli
e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena ti veda, e la voce
si perde sulla lingua inerte.

Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue alle orecchie.
E tutta in sudore e tremante
Come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente. 

Poesie d’Amore di Saffò,
della Donna che ha cantato la Bellezza,
la Passione e l’ EROS.

Vorrei fare a tutti chiaro,
Vorrei dire solo questo,  
Per me la Bellezza dell’ anima,
E quella del corpo,

Sono gioielli del Sole.
Per questo non mi nascondero’
Nei mio nido… mai…
Fino al ultimo istante mio,
Ma continuero’
Di amare…
E di Essere Amata!
………………….
Saffo’
trad. Lunapiena

Non si puo rompere mai un Cuore Testardo…
…………………..Saffo’

Ho avuto dalla vita,
La maggiore ricchezza,
La gioia si essere amata…
E sono sempre convinta 
Di non essere dimenticata….
Mai…
…………………Saffo’
trad. Lunapiena

L’ Eros mi paralizza il corpo…
Mi ha sempre impressionata…
Questo dolceamaro
Invincibile Serpente…
Mi porta sempre in crisi.
……………………Saffo’
trad. Lunapiena

Il tempo…e  la mia eta’…
Hanno offerto al mio corpo…
Mille rughe..
E l’ Eros non ha fretta,
Di volare in me…
E regalarmi…
il suo "dolore"…
Per Gentilezza cantami…
Inni di dolce aroma
Di fiori d’Amore…
……………….
Saffo’ 
trad. Lunapiena

Tramontata è la Luna

Tramontata è la Luna 
e le Pleiadi a mezzo della notte: 
giovinezza dilegua, 
e sono nel mio letto sola. 
Scuote l’anima Eros, 
come vento sul monte 
che irrompe entro le querce; 
e scioglie le membra e le agita, 
dolce amaro indomabile serpente. 
Ma a me non ape, non miele; 
e soffro e desidero.
Saffò
tradotta da S.Quasimodo

La dolce mela

Come la dolce mela rosseggia sull’alto ramo,
alta su quello più alto, 
la dimenticarono i raccoglitori di mele … 
no, non la dimenticarono,
ma non riuscirono  a raggiungerla…

Saffò

       Dolce madre, non posso…
dedicata a Saffò

Popolano la mente folle di pensieri
ma tutti s’incentrano su colui
e gli occhi disperdo negli occhi suoi.
Non son piu’ mie le luci dello sguardo
a cercar di lui, ne i gesti sono miei
che dissocio da me come il palmo
che insegue il viandante e a lui chiede:
– Sei colui?
I passi li rinnovo alla ricerca
di chiedere di lui seguendo l’orme.
Non cesso di cercarlo benche’ il luogo
ignori ma nel mondo egli vive,
un cammino persegue, s’intreccera’ col mio.
Lo sentiro’ che approssima il suo passo
benche’ felpato, benche’ cosi lieve
che si confonde col fruscio del vento.
O mia ventura sento s’avvicina,
sentir di lui silente,
sentire del suo passo lieve come il vento.

Mi diranno di lui che s’avvicina.
Non so chi mi dire’, forse le luci
degli occhi che cercano il suo sguardo,
forse la scintilla che l’anima sprigiona
e di lui cerca e trova le sue luci,
pure esse alla ricerca di me del raggio suo.
Madre, la tela non vedra’ inizio e fine
finche’ non trovero’ sul mio cammino
quello ch’io cerco e lui che mi ritrovi.

Giovanni Barricelli

 Un esercito di cavalieri, dicono alcuni,
altri di fanti, altri di navi,
sia sulla terra nera la cosa più bella:
io dico, ciò che si ama.
È facile far comprendere questo ad ognuno.
Colei che in bellezza fu superiore
a tutti i mortali, Elena, abbandonò il marito
pur valoroso, e andò per mare a Troia;
e non si ricordò della figlia né dei cari genitori;
ma Cipride la travolse innamorata.

ora mi ha svegliato il ricordo di Anattoria
che non è qui;
ed io vorrei vedere il suo amabile portamento,
lo splendore raggiante del suo viso
più che i carri dei Lidi e i fanti
che combattono in armi.

Saffo’

Afrodite

Afrodite, tronoadorno, immortale,
figlia di Zeus, che le reti intessi, ti prego:
l’animo non piegarmi, o signora,
con tormenti e affanni.
Vieni qui: come altre volte,
udendo la mia voce di lontano,
mi esaudisti; e lasciata la casa d’oro
del padre venisti, aggiogato il carro.
Belli e veloci passeri ti conducevano,
intorno alla terra nera,
con battito fitto di ali, dal cielo
attraverso l’aere.
E presto giunsero.
Tu, beata,
sorridevi nel tuo volto immortale
e mi chiedevi del mio nuovo soffrire:
perche’ di nuovo ti invocavo:
cosa mai desideravo che avvenisse
al mio animo folle.
«Chi di nuovo devo persuadere
a rispondere al tuo amore?
 Chi e’ ingiusto
verso te, Saffo?
Se ora fugge, presto ti inseguira’:
se non accetta doni, te ne offrira’:
se non ti ama, subito ti amera’
pur se non vuole.»
Vieni da me anche ora:
liberami dagli affanni angosciosi:
colma tutti i desideri dell’animo mio;
e proprio tu
sii la mia alleata.

Saffo


Afrodite immortale dal trono variopinto,

figlia di Zeus tessitrice d’inganni, ti prego,

non piegarmi con affanni ed angosce

l’animo, o veneranda;

orsì vieni qui, se mai anche un’altra volta

udendo il mio grido da lontano,

(l’)ascoltasti e, abbandonata la casa dorata del padre,

giungesti

dopo aver aggiogato il carro: ti conducevano

i bei passeri veloci sulla nera terra

sbattendo fitte le ali dal cielo

attraverso l’aere;

subito giunsero: e tu, o beata,

sorridendo col volto immortale

(mi) domandavi che cosa ancora avessi patito

 e perchè ancora (ti) chiamassi

e che cosa soprattutto desiderassi ottenere

con animo folle (oppure: che si realizzasse

per me nel mio cuore folle):

“Chi di nuovo devo convincere

ad accettare il tuo amore (oppure:

 a condurre se stessa al tuo amore)?

Chi, o Saffo, ti fa torto?

E infatti, se fugge, presto inseguirà,

e se non accetta doni, poi (ne) offrirà,

e se non (ti) ama, presto (ti) amerà

anche contro voglia”

Vieni ancora da me e liberami dai penosi

affanni e quanto il cuore desidera compiere,

compilo per me e tu stessa

sii (mia) alleata.


Saffò


La cosa più bella
Fr. 16 Voigt

Alcuni dicono che la cosa più bella

sulla nera terra sia un esercito di cavalieri,

altri (un esercito) di fanti

altri (una flotta) di navi,

io invece quello di cui uno è innamorato.

E’ semplicissimo

 (lett.: del tutto semplice)

rendere comprensibile ciò a ognuno:

 infatti colei che superò di molto

gli uomini in bellezza, Elena,

dopo aver abbandonato

il marito valoroso,

se ne andò a Troia per mare

e non si ricordò affatto della figlia,

nè dei cari genitori,

ma Cipride la travolse innamorata.

……

ed ora mi fa ricordare Anattoria

che non è qui,

e vorrei vedere il suo amabile incedere

e il raggiante splendore del (suo) volto

piè che i carri dei Lidi e i fanti

che combattono in armi.

Saffò

L’ode "della gelosia"

Fr. 31 Voigt

 

Mi sembra che sia uguale agli dei

quell’uomo che di fronte a te

siede e (standoti) vicino ascolta (te)

che parli dolcemente

e amabilmente ridi, e questo davvero

mi fa balzare il cuore nel petto,

come infatti io ti vedo, subito

non mi è più possibile dire nulla,

ma la lingua si spezza, sottile

un fuoco subito mi scorre sotto la pelle,

non vedo nulla con gli occhi,

ronzano le orecchie,

un freddo sudore mi avvolge, un tremito

(mi) prende tutta, e più verde dell’erba

(io) sono, e poco lontana dall’esser morta

sembro a me stessa.

Ma tutto si può sopportare, poichè….


Saffò

ADDIO… PAVAROTTI

'I have every intention of returning to singing,' Pavarotti told La Stampa. 'I think I'll start again next year.'

 

«Penso che una vita per la musica sia una vita spesa bene
ed è a questo che mi sono dedicato
»
Luciano Pavarotti

Sul suo sito a fans e critici ha chiesto esplicitamente di…
"essere ricordato come cantante d’opera,
ovvero come rappresentante di una forma d’arte
che ha trovato la sua massima espressione nel mio Paese,
e spero inoltre che l’amore per l’opera rimanga sempre
di importanza centrale nella mia vita".

«Quando Pavarotti nacque Dio gli baciò le corde vocali»
Daniel Hicks

 
 

Nessun Dorma
Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o, Principessa,
nella tua fredda stanza,
guardi le stelle
che tremano d’amore
e di speranza.
Ma il mio mistero e chiuso in me,
il nome mio nessun saprá!
No, no, sulla tua bocca lo diró
quando la luce splenderá!
Ed il mio bacio sciogliera il silenzio
che ti fa mia!
(Il nome suo nessun saprá!…
e noi dovrem, ahimé, morir!)
Dilegua, o notte!
Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle!
All’alba vinceró!
vinceró, vinceró!


 

 
 

 

Ο. Ελύτης

 Έτσι μιλώ γιά σένα καί γιά μένα
Επειδή σ’αγαπώ καί στήν αγάπη ξέρω.
Νά μπαίνω σάν Πανσέληνος από παντού,
γιά τό μικρό τό πόδι σού μές στ’αχανή σεντόνια.
Νά μαδάω γιασεμιά κι έχω τή δύναμη αποκοιμισμένη,
νά φυσώ νά σέ πηγαίνω μές από φεγγαρά περάσματα
καί κρυφές τής θάλασσας στοές.
Είναι νωρίς ακόμη μές στόν κόσμο αυτόν, μ’ακούς"

Ο. Ελύτης

Cosi parlerò per Te e per Me
E’ perchè Ti amo che ho conosciuto l’Amore.
Come la Lunapiena, entro da per tutto ,
cercando sotto le lensuole per il tuo piccolo piede.
Per spelare il gelsomino.. la mia forza dorme ancora,
per portarti con il mio respiro nel camino della Luna
e nelle nascoste gallerie del mare.
E molto presto ancora in questo mondo, ascoltami."

O. Elitis

Όποιος μπορεί και φροντίζει
την ερημιά
έχει ακόμη ανθρώπους μέσα του" 
   
"Chi è capace di occuparsi curando il deserto,
può portare dentro di se.. ancora gli uomini." 

Δίνε τον χρόνο σου δωρεάν αν θέλεις να σου μείνει λίγη αξιοπρέπεια…
και  πάνω απ’ολα στην κακή μοιρασιά πάντα ο Θεός ζημιώνεται".

"Regala il tuo Tempo gratis… se vuoi che ti rimane un po di dignita’….
e pensa che e’ nella ingiusta spartizione che si nuoce sempre il Dio…"


O. Elitis
 

Με την πρώτη σταγόνα της βροχής σκοτώθηκε  το καλοκαίρι
Μουσκέψανε τα λόγια που είχανε γεννήσει αστροφεγγιές
Ολα τα  λόγια  που είχανε
  μοναδικό τους προορισμόν Εσένα!

Κατά που θ’ απλώσουμε τα χέρια μας τώρα
  που δε μας λογαριάζει πια ο καιρός
Κατά που θ’ αφήσουμε τα μάτια μας τώρα
που οι μακρινές γραμμές ναυάγησαν στα σύννεφα

Τώρα που κλείσανε τα  βλέφαρά σου απάνω  στα  τοπία μας
Κι είμαστε – σα να πέρασε μέσα μας η ομίχλη –
Μόνοι ολομόναχοι τριγυρισμένοι απ’ τις νεκρές εικόνες σου.

Με το μέτωπο στο τζάμι αγρυπνούμε την καινούργια οδύνη.
Δεν είναι ο θάνατος που  θα μας ρίξει κάτω μια που Εσύ υπάρχεις.
Μια που υπάρχει αλλού ένας άνεμος για να σε ζήσει ολάκερη.
Να σε ντύσει από κοντά όπως σε ντύνει από μακριά η ελπίδα μας.
Μια που υπάρχει αλλού.

Καταπράσινη πεδιάδα πέρ’ από το γέλιο σου ως τον ήλιο.
Λέγοντάς του εμπιστευτικά πως  θα ξανασυναντηθούμε πάλι.
Οχι δεν είναι ο θάνατος που θ’ αντιμετωπίσουμε.
Παρά μια τόση δα σταγόνα φθινοπωρινής βροχής.
Ενα θολό συναίσθημα.

H μυρωδιά του νοτισμένου χώματος μέσ’ στις ψυχές μας 
που όσο παν κι απομακρύνονται.
Κι αν δεν είναι το χέρι σου στο χέρι μας.
Κι αν δεν είναι το αίμα μας στις φλέβες των ονείρων σου.
Το φως στον άσπιλο ουρανό.

Κι η μουσική αθέατη μέσα μας  ώ! μελαγχολική.
Διαβάτισσα όσων μας κρατάν στον κόσμο ακόμα.
Είναι ο υγρός  αέρας η ώρα του  φθινοπώρου ο χωρισμός.
Το πικρό στήριγμα του αγκώνα στην ανάμνηση.

Που βγαίνει όταν η νύχτα πάει να μας χωρίσει από το φως.
    Πίσω από το τετράγωνο παράθυρο που βλέπει προς τη θλίψη.
Που δε βλέπει τίποτε…
Γιατί έγινε κιόλας μουσική αθέατη φλόγα στο τζάκι
χτύ πημα του μεγάλου ρολογιού στον τοίχο.

Γιατί έγινε κιόλας Ποίημα στίχος μ’ άλλον στίχο
αχός παράλληλος  με τη βροχή δάκρυα και λόγια
Λόγια όχι σαν τ’ άλλα μα κι αυτά
μ’ ένα μοναδικό τους   προορισμόν : Εσένα!

Οδυσσέας Ελύτης

 Con la prima goccia della pioggia, è morta l’estate
bagnate le parole che hanno fatto nascere luce stellate
Tutte le parole che avevano
unica destinazione Te!

e adesso dove possiamo tendere le mani
che il tempo non ci considera più ,
dove possiamo girare gli sguardi
che l’orizzonte si è naufragato sulle nuvole…

Adesso che hai chiuso le tue palpebre al panorama
e noi siamo-come se è entrata dentro di noi la nebbia-
Soli e solitari, rivolgenti dalle tue immagine morte.

con il sguardo al vetro della finestra
sorvegliamo la nuova sofferenza.
Non è la morte che ci ha buttato in terra
perchè Tu esisti…
perchè esiste altrove un vento che ti farà vivere
e ti veste da vicino, come ti riveste
da lontano la nostra speranza..
perchè Tu esisti altrove.

verde il campo al di là del tuo sorriso fino al sole.
dicendo segretamente che ci ricontreremo ancora.
No!… non è la morte che l’abbiamo affrontata.
ma, una goccia di pioggia autunnale.
Un sentimento nebbioso.

l’odore della terra bagnata, nelle nostre anime,
che si allontanano ancora di più.
anche se non teniamo la tua mano nella nostra
anche se non corre il nostro sangue
nelle vene dei tuoi sogni.
La Luce nel cielo limbido.

e l’ invisibile musica nel cuore è melancolica
transitoria per quel ci tiene nel mondo ancora.
é l’umida aria, l’ora dell’autunno, l’addio.
l’amaro sostegno del gomito nella memoria.

Dove ci porta, quando la notte ci separa dalla luce,
dietro alla piccola finestra che guarda la tristezza.
Non vede niente…
perchè è diventata invisibile musica,
fiamma nel camino, suono di campana
del grande orologio appeso sul muro.

perchè è diventato Poesia, versi in altri versi
eco che segue con la pioggia lacrime e parole.
Parole non come le altre che ti dicevo prima
ma, anche queste sono destinate solo a Te!

O. Elytis
trad. da Lunapiena

LIVADITIS TASOS

 

ΑΝΘΡΩΠΟΣ

Αν θέλεις να λέγεσαι Aνθρωπος
δεν θα πάψεις ούτε στιγμή ν’ αγωνίζεσαι για την ειρήνη και για το δίκιο.
Θα βγεις στους δρόμους, θα φωνάξεις, τα χείλια σου θα ματώσουν απ’ τις φωνές
το πρόσωπό σου θα ματώσει από τις σφαίρες μα ούτε βήμα πίσω.
Κάθε κραυγή σου μια πετριά στα τζάμια των πολεμοκάπηλων
κάθε χειρονομία σου σα να γκρεμίζεις την αδικία.
Και πρόσεξε: μη ξεχαστείς ούτε στιγμή.
Έτσι λίγο να θυμηθείς τα παιδικά σου χρόνια
αφήνεις χιλιάδες παιδιά να κομματιάζονται την ώρα που παίζουν ανύποπτα στις πολιτείες
…μια στιγμή αν κοιτάξεις το ηλιοβασίλεμα
αύριο οι άνθρωποι θα χάνονται στην νύχτα του πολέμου
έτσι και σταματήσεις μια στιγμή να ονειρευτείς
εκατομμύρια ανθρώπινα όνειρα
θα γίνουν στάχτη κάτω απ΄τις οβίδες.
Δεν έχεις καιρό
δεν έχεις καιρό για τον εαυτό σου
αν θέλεις να λέγεσαι Aνθρωπος.

Αν θέλεις να λέγεσαι Aνθρωπος
μπορεί να χρειαστεί ν’ αφήσεις τη μάνα σου, την αγαπημένη ή το παιδί σου.
Δε θα διστάσεις.
Θ’ απαρνηθείς την λάμπα σου
και το ψωμί σου
θ’ απαρνηθείς τη βραδινή ξεκούραση
στο σπιτικό κατώφλι
για τον τραχύ δρόμο που πάει στο αύριο.
Μπροστά σε τίποτα δε θα δειλιάσεις
και ούτε θα φοβηθείς.
Το ξέρω, είναι όμορφο ν’ ακούς
μια φυσαρμόνικα το βράδυ,
να κοιτάς εν’ άστρο, να ονειρεύεσαι
είναι όμορφο σκυμμένος
πάνω απ΄ το κόκκινο στόμα της αγάπης σου
να την ακούς να λεει τα όνειρα της για το μέλλον.
Μα εσύ πρέπει να τ’ αποχαιρετήσεις
όλ’ αυτά και να ξεκινήσεις
γιατί εσύ είσαι υπεύθυνος
για όλες τις φυσαρμόνικες του κόσμου,
για όλα τ’ άστρα, για όλες τις λάμπες
και για όλα τα όνειρα
αν θέλεις να λέγεσαι Aνθρωπος.

Αν θέλεις να λέγεσαι Aνθρωπος
μπορεί να χρειαστεί
να σε κλείσουν φυλακή
για είκοσι ή και περισσότερα χρόνια
μα εσύ και μες στη φυλακή θα θυμάσαι
πάντοτε την άνοιξη, τη μάνα σου και τον κόσμο.
Εσύ και μες απ’ το τετραγωνικό μέτρο του κελιού σου
θα συνεχίζεις το δρόμο σου πάνω στη γη.
Κι όταν μες στην απέραντη σιωπή, τη νύχτα
θα χτυπάς τον τοίχο του κελιού σου με το δάχτυλο
απ’ τ’ άλλο μέρος του τοίχου
θα σου απαντάει η Ισπανία.
Εσύ, κι ας βλέπεις να περνάν
τα χρόνια σου και ν’ ασπρίζουν τα μαλλιά σου
δε θα γερνάς.
Εσύ και μες στη φυλακή κάθε πρωί
θα ξημερώνεσαι πιο νέος
αφού όλο και νέοι αγώνες
θ’ αρχίζουμε στον κόσμο
αν θέλεις να λέγεσαι Aνθρωπος.

Αν θέλεις να λέγεσαι Aνθρωπος
θα πρέπει να μπορείς να πεθάνεις
ένα οποιοδήποτε πρωινό.
Αποβραδίς στην απομόνωση
θα γράψεις ένα μεγάλο τρυφερό γράμμα
στη μάνα σου
θα γράψεις στον τοίχο την ημερομηνία,
τ’ αρχικά του ονόματός σου και μια λέξη:
Ειρήνη
σα νάγραφες όλη την ιστορία της ζωής σου.
Να μπορείς να πεθάνεις ένα οποιοδήποτε πρωινό
να μπορείς να σταθείς μπροστά στα έξη ντουφέκια
σα να στεκόσουνα μπροστά σ’ ολάκερο το μέλλον.
Να μπορείς, απάνω απ’ την ομοβροντία
που σε σκοτώνει
εσύ ν’ ακούς τα εκατομμύρια
των απλών ανθρώπων
που τραγουδώντας πολεμάνε
για την
Eιρήνη.
Αν θέλεις να λέγεσαι Aνθρωπος

Τάσος Λειβαδίτης

Se vuoi chiamarti Uomo

Se vuoi chiamarti uomo
non smetterai nemmeno
per un momento di batterti
per la pace e la giustizia.
Uscirai per le strade, griderai,
le tue labbra sanguineranno dalle grida
il tuo viso sanguinerà dalle pallottole ,
ma nemmeno un passo indietro.

Ogni tuo grido una sassata
alle vetrate dei guerrafondai
ogni tuo gesto sarà
per distruggere l’ingiustizia.
E ricorda: non distrarti
neanche per un momento.

Se solo per un po ripenserai
alla tua infanzia
permetterai che migliaia
di bambini vengano trucidati
mentre giocano spensierati
nei loro paesi.

…per un attimo guarderai
il tramonto
domani degli uomini
si perderanno nella notte
della guerra
se solo per un momento
ti fermerai a sognare
migliaia di sogni umani
diventeranno cenere
sotto le bombe.

Non hai tempo
non hai tempo per te stesso
se vuoi chiamarti Uomo.

Se vuoi chiamarti uomo
forse sarà necessario lasciare
la tua mamma, la tua amata
o il tuo bambino.
Non esitare.

Rinuncerai alla tua luce
e al tuo pane
rinuncerai al riposo serale
sulla soglia di casa
per intraprendere
la dura strada che porta al domani.

 Niente ti spaventera
o avrai paura.

Lo so, è bello ascoltare
una fisarmonica a sera,
guardare una stella,
e sognare
è bello stare chino
sulle labbra vermiglie
della tua amata
e sentirla parlare
dei suoi sogni per il futuro.

Ma tu devi dire addio
a tutto ciò
e metterti in cammino
perché tu sei responsabile
di tutte le fisarmoniche
del mondo,
di tutte le stelle,
di tutte le lampade
e di tutti i sogni
se vuoi chiamarti Uomo.

Se vuoi chiamarti uomo
forse sarà necessario
che ti chiudano in prigione
per venti o anche più anni
ma tu anche dentro
alla prigione ti ricorderai sempre
della primavera,
di tua madre e del mondo.

Tu da quel metro quadrato
che sarà la tua cella
continuerai
per la tua strada sulla terra.

E quando nell’infinito silenzio
di notte busserai al muro
della cella con il dito
dall’altra parte del muro
ti risponderà la Spagna.

Tu, anche se pur vedrai
gli anni passare
e i tuoi capelli imbiancarsi
non invecchierai.

Tu anche dentro alla prigione
ogni mattina ti sveglierai
più giovane
giacché sempre nuove lotte
cominceremo nel mondo
se vuoi chiamarti Uomo.

Se vuoi chiamarti Uomo
devi esser pronto a morire
un mattino qualsiasi.

La sera prima nella solitudine
scriverai una lunga tenera lettera
a tua madre
scriverai sul muro la data,
le iniziali del tuo nome
ed una parola:
Pace
come se scrivessi
tutta la storia della tua vita.

Devi essere pronto a morire
un mattino qualsiasi
devi poter stare davanti
ai sei fucili
come se stessi davanti
al futuro intero.

Devi, sulla scarica di fucileria
che ti sta ammazzando
tu devi poter sentire
i milioni di persone semplici
che cantando lottano
per la PACE…
Se vuoi chiamarti Uomo.

Tasos Livaditis

K. Kavafis

                                          
Θερμοπύλες
                                          
Τιμή σ’ εκείνους όπου στην ζωή των
ώρισαν και φυλάγουν Θερμοπύλες.
Ποτέ από το χρέος μη κινούντες·
δίκαιοι κ’ ίσοι σ’ όλες των
τες πράξεις,
αλλά με λύπη κιόλας κ’ ευσπλαχνία·
γενναίοι οσάκις είναι πλούσιοι,
κι όταν είναι πτωχοί,
πάλ’ εις μικρόν γενναίοι,
πάλι συντρέχοντες όσο μπορούνε·
πάντοτε την αλήθεια ομιλούντες,
πλην χωρίς μίσος
για τους ψευδομένους.

Και περισσότερη τιμή τους πρέπει
όταν προβλέπουν
(και πολλοί προβλέπουν)
πως ο Εφιάλτης θα φανεί στο τέλος,
κ’ οι Μήδοι επί τέλους θα διαβούνε.

Κωνσταντίνος Π. Καβάφης

                                                                                           

 Termopylae
                                                 
Onore a quelli che
nella loro vita hanno giurato

di custodire Termopylae.
e non muoversi mai dal dovere
  con Giustizia ed isonomia
in tutte le loro azioni
ma anche con pietà e compassione,
generosi quando sono ricchi
ma anche quando son poveri,
nel loro picolo sono generosi,
soccorrendo al possibile;
sempre sinceri nella loro parola
senza però odio per chi mente.

Grande onore gli è dovuto
quando prevendono
(e molti provvedono)
che Efialta si  appare alla fine,
e i Midi finamente passerano.

Konstantinos Kavafis
(trad. da Lunapiena)

 

 

 
 
 
Ki αν για τον έρωτά μου
δεν μπορώ να πω
αν δε μιλώ για τα μαλλιά σου, για τα χείλη, για τα μάτια·
όμως το πρόσωπό σου που κρατώ μες στη ψυχή μου,
ο ήχος της φωνής σου που κρατάω μες στο μυαλό μου,
ημέρες του Σεπτέμβρη που ανατέλλουν στα όνειρά μου
τις λέξεις και τις φράσεις μου πλάθουν και χρωματίζουν
σ’ όποιο θέμα κι άν περνώ, όποια ιδέα κι αν λέγω.

Κ. Καβάφης

E se del mio amore
non posso parlare,
se non parlo dei tuoi capelli,
delle labra, degl’occhi·
ma il tuo viso che tengo
dentro la mia anima,
il suono della tua voce
che tengo nella mia mente,
giorni di Settembre
che sorgono nei miei sogni
le parole e le mie frasi
creano e colorano
in qualsiasi tema se passo,
qualsiasi idea se dica.

K. Kavafis

 

 

Settembre e… Poesia

Settembre Jonico
                                                                                                                         
La costa stanca
del vociare estivo
abbandona la luce abbagliante
e veste l’odore nostalgico
di ocre arancio
sempre più ocra
scendendo a sud.

Sferza il vento
cielo e terra
sventrando sacche d’acqua
cariche dell’ozio d’agosto
per il mare bruno che scava
con le sue onde alte
la sera e i siti umani estivi
sbrindellando
ricordi e anfratti
annidati numerosi
nel profilo frastagliato.

E’ il settembre jonico
col suo temperamento
sanguigno, umorale e breve.

La furia
ridonato il litorale
rientra nelle viscere
e va placandosi
correndo gli scollinamenti
fino all’ultimo sbuffo
ormai domo
sull’azzeramento a riva.

Vincenzo D’Acunzo
 

 


Alcyone
Sogni di terre lontane

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.
                                                                                                  
Ah perché non son io cò miei pastori?

 Gabriele D’Annunzio
I PASTORI

 

                                                                                                                                                          
Settembre

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
Oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli

 

Settembre
 
Già l’olea fragrante nei giardini
d’amarezza ci punge: il lago un poco
si ritira da noi, scopre una spiaggia
d’aride cose,
di remi infranti, di reti strappate.
E il vento che illumina le vigne
già volge ai giorni fermi queste plaghe
da una dubbiosa brulicante estate.
Nella morte già certa
cammineremo con più coraggio,
andremo a lento guado coi cani
nell’onda che rotola minuta.

Vittorio Sereni

 


Dolce melanconia di Settembre
foglie arrosite d’amore,
in attesa dell’ultimo ballo…
Nuvole bianche che sorridono
al tramonto del Sole…
e il desiderio di te, piccola Rondine
che vola, in cerca di Primavera…
Ultimo canto delle cicale
e farfalle in cerca di calore,
nella festa dell’olivo…

Gocce di lacrime cadute dal cielo,
nella terra assetata d’amore…
profumo di uva matura in aria,
divino liquido dorato il vino,
che dona ebbrezza ed allegria,
al cuore innamorato, che sempre giovane,
osa godere la danza del tempo…
Dolce melanconia di Settembre,
ricordi e nostalgia di un’ Amore,
in Attesa….. di una rinascita

Lunapiena